LA PROMESSA DELL’ASSASSINO (EASTERN PROMISES)- DAVID CRONENBERG (2007)
“Il mio nome è Tatiana”. L’incipit del diario di una giovane donna russa (con una voce fuori campo, sinceramente, non eccezionale nel doppiaggio italiano) segna l’inizio di questo splendido noir dipinto, a tinte forti, dal regista di La Mosca, Crash e A History of Violence. Tatiana è una donna (suo malgrado essendo appena quattordicenne) che trova la morte nel mettere alla luce una bambina. Anna, l’ostetrica che l’ha assistita, cerca nel diario della ragazza informazioni per rintracciarne la famiglia alla quale affidare la neonata. Si imbatterà, invece, nelle maglie sempre più strette di un intrigo mafioso russo, tra efferati omicidi e sfruttamento della prostituzione.
“Rimani ancora viva… per un po’…”. Cronenberg confeziona una pellicola di classe, un noir come non se ne vedevano da tempo: teso e affilato. La tecnica registica è pulita e precisa e, sfiorando il capolavoro, ci immerge in pieno in un’atmosfera claustrofobica. L’angoscia viene trasmessa (anche grazie alle ottime interpretazioni degli attori) al pubblico in un crescendo coinvolgente e spaventoso. Il regista ci suggerisce molteplici livelli narrativi e chiavi di lettura. Da sempre attento al lavoro sul corpo come strumento narrativo, il regista, sfrutta i tatuaggi e le cicatrici sulle persone come veri e propri “diari” per raccontare visivamente la loro storia e le loro memorie creando, così, un parallelismo con il diario vero e proprio che funge da legame sottotraccia durante tutto il film.
“Come posso diventare re, se il re è ancora al suo posto… “. All’apparenza banale la costruzione della trama è, in realtà, un reticolo molto complesso che si dipana solo con un inaspettato colpo di scena finale che spiegherebbe anche il significato del titolo originale (Eastern Promises). Significato che si va, invece, a perdere con la solita pessima traduzione in italiano. Memorabile la scena in cui Mortensen lotta, completamente nudo in un bagno turco, contro due sicari ceceni: paragonabile, per spessore cinematografico e potenza comunicativa, alla scena della doccia in Psyco di Hitchcock.
Gli attori:
Viggo Mortensen – Semplicemente perfetto. Un’interpretazione gelida, glaciale feroce che riesce, tuttavia, a trasmettere un barlume di bontà e speranza. Un lavoro non facile. Voto: 9
Naomi Watts – Delicata e forte ad un tempo. L’attrice delinea un personaggio sofferente, determinato ed impusivo. Brava. Voto: 7,5
Vincent Cassel – Devo dire che il primo impatto con la recitazione dell’attore francese è stato negativo. A posteriori mi sento di rivalutarlo. Indubbiamente penalizzato da un doppiaggio macchiettisico, Cassel, offre una buona interpretazione di un uomo a disagio con il ruolo di mafioso imposto dal padre despota che si contrappone alla propria indole. Voto: 7
Nota negativa: doppiaggio veramente di scarso livello per la resa anacronistica da cartoon di “Rocky & Bullwinkle” della cadenza russa (in particolare per la voce fuori campo di Tatiana).
Conclusione: film veramente bellissimo.
Commenti Recenti